Frasi di Luigi Settembrini

Le più belle frasi di Luigi Settembrini


Io le voglio un gran bene a quella città di Catanzaro, e piacevolmente mi ricordo sempre di tante persone che vi ho conosciute piene di cuore e di cortesia, ingegnose, amabili, ospitali.
Luigi Settembrini

Non è grande uomo chi sa molto, ma chi ha molto meditato.
Luigi Settembrini

Si deve imparare più a riflettere che a leggere.
Luigi Settembrini

Io non so se Roma pagana gettò più uomini alle belve, che Roma cristiana al rogo.
Luigi Settembrini

C'era stato il terremoto grande del 1832, e tutti ne parlavano con terrore, e mi mostravano le rovine in vari luoghi, e narravano fatti dolorosissimi. "Ah," mi diceva uno, "se non ci fossero i terremoti ed i briganti, la Calabria sarebbe il primo paese del mondo".
Luigi Settembrini

L'arte che tutti i calabresi sanno benissimo, dal più ricco all'ultimo mendico, è quella di maneggiare il fucile.
Luigi Settembrini

Quando le strade comunali, provinciali, e ferrovie metteranno i Calabresi in facili comunicazioni tra loro e con le altre genti d'Italia, allora si scioglierà quell'antica lotta chiusa in ogni paesello tra il proprietario sempre usuraio lì, e il proletario sempre debitore, si ammansirà quell'odio per oltraggi antichi che è la vera cagione del brigantaggio.
Luigi Settembrini

Se l'Italia fosse repubblica non potrebbe essere che una federazione di repubbliche, delle quali più che la metà sarebbero del papa.
Luigi Settembrini

Spesso nella tua vita tu troverai che un libro è migliore amico di un uomo.
Luigi Settembrini

L'unità d'Italia fu sempre antico e continuo desiderio di tutti gli Italiani intelligenti e generosi. Dante voleva l'unità del mondo con a capo l'Italia, la monarchia universale con due capi l'imperatore e il papa: questa era una poesia ma ha il suo valore storico, perché indica che l'unità religiosa del medio evo era già rotta e divisa in due.
Luigi Settembrini


Luigi Settembrini
Luigi Settembrini

Luigi Settembrini è stato uno scrittore e patriota italiano. Settembrini fu collaboratore dell'Italia e de Il Piccolo e nel 1866 direttore de Lo Stivale. Il 6 novembre 1873 venne nominato senatore. Tra le altre sue opere si ricorda l'Elogio del marchese Basilio Puoti del 1847, le Opere di Luciano voltate in italiano pubblicate in tre volumi da Le Monnier tra il 1861-1862, Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione del 1874 e le Lettere dall'ergastolo, scritte per la massima parte alla moglie "Gigia".
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