Frasi di Vincenzo Cuoco

Le più belle frasi di Vincenzo Cuoco


L'adulazione rammenta ai potenti quelle virtù de' loro maggiori che essi non sanno più imitare; la filosofia rammenta ai grandi uomini le virtù proprie perché proseguano sempre più costanti nella magnanima loro impresa. . .
Vincenzo Cuoco

È forse indispensabile che un libro, perché sia utile, sia una storia ?
Vincenzo Cuoco

Mille volte si ripete che in Napoli eran repubblicani tutti coloro che avevano beni e fortuna, che niuna nazione conta tanti che bramassero una riforma per solo amor della patria; che in Napoli la repubblica é caduta quasi per soverchia virtù de' repubblicani.
Vincenzo Cuoco

Tutte le volte che in quest'opera si parla di "nome", di "opinione", di "grado", s'intende sempre di quel grado, di quella opinione, di quel nome che influiscono sul popolo, che è il grande, il solo agente delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni.
Vincenzo Cuoco

Guai a chi ha ascoltato una volta le voci del timore! Quanto più ha temuto, più dovrà temere.
Vincenzo Cuoco

La ricchezza è relativa all'oggetto a cui taluno tende: un uomo che abbia trecentomila scudi di rendita, è un ricchissimo privato, ma sarebbe un miserabile sovrano.
Vincenzo Cuoco

«Il vostro Claudio è fuggito, Messalina trema»… Era obbligato il popolo a saper la storia romana per conoscere la sua felicità?
Vincenzo Cuoco

La Francia non ha incominciato ad aver ordine, l'Italia non ha incominciato ad aver vita, se non dopo NAPOLEONE; e tra li tanti beneficj che Egli all'Italia ha fatti non è l'ultimo certamente quello di aver donato a Milano Eugenio ed alla mia patria Giuseppe.
Vincenzo Cuoco

Il voler tutto riformare è lo stesso che voler tutto distruggere.
Vincenzo Cuoco

I nomi nella storia servon più alla vanità di chi è nominato, che all'istruzione di chi legge.
Vincenzo Cuoco


Vincenzo Cuoco
Vincenzo Cuoco

Vincenzo Cuoco è stato uno scrittore, giurista, politico, storico ed economista italiano. Studioso di letteratura, giurisprudenza e filosofia, Vincenzo Cuoco si segnala, oltre che per la sua attività pubblicistica, per il Platone in Italia, originale romanzo utopistico in forma epistolare e, soprattutto, per il Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, opera di fondamentale importanza nella nostra storiografia, forse non studiata e conosciuta quanto meriterebbe. Lavorò ad altri saggi e opere letterarie, rimaste in gran parte incompiute e da lui stesso distrutte nel corso delle crisi nervose causate dalla malattia che lo accompagnò nei suoi ultimi anni.
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